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	<title>scultura | Barbara Bacconi Art Curator</title>
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	<description>Comisaria de arte en España y Italia. Exposiciones, Festivales internacionales de arte, Ferias de arte, Gestión cultural.</description>
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		<title>STEFANO BRUSCHI &#124;Firenze, 2011</title>
		<link>https://barbarabacconi.com/stefano-bruschi-firenze-2011/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Bacconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2014 05:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Prato (Toscana).]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Bruschi.]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Definirei <em>Platform</em> coinvolgimenti plastici più che sculture in cui già il titolo che portano dà ampia possibilità, ad ognuno,di sentire, plasmare  e disegnare significati e strutture.<br />
Si tratta di piattaforme in cui, appunto e giustamente, ogni fruitore, ha il diritto di vivere le proprie emozioni e dare un senso a ciò che si trova, attentamente, ad osservare.<br />
Platform è definito da Stefano tutto ciò che fa, tutto ciò che passa dalle e tra le sue mani.<br />
Nello specifico noi dobbiamo osservare le quattro opere realizzare tra il 2007 ed il 2010:  “<em>Sentinelle”</em>, “<em>Platform”,  “White”</em> e “<em>Sabbia”</em>.</p>
<p>Tecnicamente si tratta di sculture modulari, componibili tra di loro quasi a voler giocare e trovare una loro “giusta” collocazione spaziale.  E, da ottimo artigiano qual è diventato Bruschi, l’artista si avvale di tecniche già in uso e da lui sfruttate per concepire le sue opere.<br />
Platform è un lavoro che inizia da una procedura in positivo, lavorando la creta  “<em>spingendola al di fuori</em>”, creando  morbidi volumi,  vuoti e pieni che poi, nella colata in gesso, emergono in tutta la loro bellezza.<br />
A noi l’onore di vedere l’altra faccia della medaglia, quella parte che Stefano non sa come verrà perché questo è uno dei punti importanti, nodo cruciale della poetica di Stefano Bruschi: lasciare fluire le proprie emozioni, veicolate sempre e comunque da una ottima capacità manuale, e lasciarsi andare a quel caso che non è casualità cieca ma pura curiosità di “<em>quando tolgo l’argilla e vedo il risultato….</em>”.<br />
E’ lavorare su ciò che non si vede ma che si sente, piano, fluire a livello emotivo e, simultaneamente, è portare avanti una pura ricerca plastica ove trovare costantemente quell’equilibrio ed armonia tra la forma ed il colore che, per queste opere, tende all’avorio ed è molto legato al materiale usato dall’artista, cioè al gesso ceramico.<br />
Un colore che c’è ma che non deve essere visto perché i soggetti trattati sono già carichi, presenti, esistenti e non hanno certo bisogno di essere enfatizzati dal colore anzi, esso li aiuta ad essere più puri e veritieri. Un colore che sta all’opera in una continua ricerca tra forma e cromatismo.</p>
<p>Non si tratta quindi di un colore ammiccante, semmai di un delicato preludio che ci accompagna nel gioco, tra le forme sempre morbide, che ci fa perdere fra i volumi ma che ci richiama e ci porta fuori dai vuoti per poi farci ricominciare da capo un percorso che, in <em>Platform</em>, non è mai lo stesso ma, come un <em>work in progress</em>, sembra cambiare e trasformarsi sempre in qualcosa di nuovo, in cui, “perdersi per trovarsi” sembra essere racchiuso nel linguaggio silente delle opere bruschiate.</p>
<p>Barbara Bacconi<br />
Art Curator<br />
Firenze, 2011</p>The post <a href="https://barbarabacconi.com/stefano-bruschi-firenze-2011/">STEFANO BRUSCHI |Firenze, 2011</a> first appeared on <a href="https://barbarabacconi.com">Barbara Bacconi Art Curator</a>.]]></content:encoded>
					
		
		
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