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	<title>bianco | Barbara Bacconi Art Curator</title>
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	<description>Comisaria de arte en España y Italia. Exposiciones, Festivales internacionales de arte, Ferias de arte, Gestión cultural.</description>
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		<title>VANESSA GAI &#124; Firenze, 2010</title>
		<link>https://barbarabacconi.com/vanessa-gai-firenze-2010/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Barbara Bacconi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2014 05:54:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La sofferenza, o qualsivoglia disagio, se elaborata nella cosiddetta “maniera giusta”, può essere una grande&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sofferenza, o qualsivoglia disagio, se elaborata nella cosiddetta “maniera giusta”, può essere una grande causa di cambiamento per la nostra ed altrui vita. Non è certo retorica questa!<br />
Già in molte filosofie si possono riscontrare insegnamenti che riguardano il trattare la sofferenza e non <em>con</em> la sofferenza e, trattandola, appunto, ci rendiamo ben conto di quanto essa faccia parte della nostra vita.</p>
<p>Di un primo <em>necessario</em> momento di sofferenza mi soffermo a parlare, di un momento storico, quello di Vanessa Gai che è stato protratto nel tempo e ove, ad un certo momento, Vanessa ha deciso di trovarvi una soluzione. Cambiare!</p>
<p>Vanessa Gai si butta, lascia cioè la casa paterna e decide di andare a vivere da sola. Si butta, lascia lo studio di pittura ove, per troppo tempo, andava a dipingere copie d’autore e decide di dipingere cose sue, che appartengono esclusivamente al suo mondo interiore, messo a tacere in un remoto angolino ma che, dentro, fremeva ardentemente per essere manifestato.<br />
Per lungo tempo Vanessa ha voluto e dovuto proteggere quella sua interiorità con pennellate di colore e stili pittorici non suoi; per lungo tempo Vanessa si è rifugiata dietro ad un Klimt, un Monet, un Vermeer, fra gli altri.<br />
Ma lei, dov’era?</p>
<p>Vanessa Gai mi parla con l’entusiasmo di un’adolescente ed è così che vuole descrivere quel periodo storico: “….<em>mi sentivo ancora un’adolescente, chiusa ovunque e con chiunque….genitori, nello studio di pittura a Empoli; vivevo insicura, non volevo farmi vedere</em>”, riferendosi in questo modo anche al suo rapporto con la pittura. Ma dentro, un piccolo seme aveva già cominciato a germogliare.</p>
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<p>Sulla scia di questo cambiamento Vanessa decide quindi di mostrarsi e si “mette in vetrina”. Nel dicembre del 2008 si propone all’ <em>Evolucion Caffè</em> di Empoli per una pittura estemporanea, in occasione di  eventi musicale che hanno come filo conduttore la musica jazz. Saranno quattro gli incontri, dal vivo, in cui Vanessa avrà a che fare non solo col pubblico pronto lì a vedere il suo artefatto ma, soprattutto, dovrà scontrarsi con le sue paure, incertezze, con un suo linguaggio pittorico che deve ancora prendere forma ed è per questo che Vanessa decide di rifarsi ad una  pittura figurativa- quella cioè che maggiormente conosce. Ma la cosa essenziale, in quel momento, è essere lì e rompere il guscio.</p>
<p>Un anno dopo.</p>
<p>Il passaggio tra una pittura figurativa, nella quale si possono comunque distinguere già vari elementi simbolici e metafisici e l’attuale espressione artistica di Vanessa Gai, è descritto nel quadro che prende il titolo  “1°”, piccola superficie di 60x60cm, realizzato nell&#8217;estate del 2009.<br />
Una nuova cifra pittorica dunque, nata per gioco, nella quale il linguaggio non sembra affatto embrionale, piuttosto si vede già chiaramente quello che la Gai ha deciso di intraprendere. Non a caso, forse, l’uso del colore bianco; non a caso l’intrecciare, con eccellente maestria, l’ordito e la trama di tessuti, per dare vita, con estrema forza e chiarezza, ai nodi.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-716" src="https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-300x300.jpg" alt="marina" width="300" height="300" srcset="https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-300x300.jpg 300w, https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-150x150.jpg 150w, https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-1021x1024.jpg 1021w, https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-1077x1080.jpg 1077w, https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-424x424.jpg 424w, https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-1000x1002.jpg 1000w, https://barbarabacconi.com/wp-content/uploads/2014/05/marina-513x515.jpg 513w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><em>Nodo, intreccio e colore bianco</em>: questi tre elementi diventano le nuove fondamenta a rappresentanza di quel doversi ritrovare, di quel voler emergere. Ecco allora che, legittimamente, parlo di ri-nascita che si manifesta nel complesso gioco cromatico e materico utilizzato dalla pittrice; yuta, nylon, cotone e colore che simboleggiano, puntualmente, la voglia di giocare, di tornare, sì ad una realtà,  però con  una dimensione intima ritrovata, più vera ed autentica che appartiene esclusivamente a Vanessa Gai.</p>
<p>Barbara Bacconi,<br />
Art Curator<br />
Firenze,2010<br />
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